Proroga revisione: tutte le date ufficiali

confusione scadenza revisione auto

In diverse occasioni Reweicoli ha sottolineato l’evidente problematica di “sovraffollamento” che investirà i Centri Revisione di tutta Italia non appena l’emergenza da Covid-19 avrà fine. A causa della pandemia attualmente in atto, infatti, migliaia di automobilisti hanno visto prorogare la scadenza della loro revisione auto (e moto) più volte in base a decisioni che si sono via via sovrapposte poiché prese:

  • sia a livello nazionale (prima con il Decreto “Cura Italia” risalente a marzo 2020, poi con il successivo Decreto “Semplificazioni” di settembre);
  • sia in ambito internazionale (mediante il Regolamento UE n. 2020/698 del 25 maggio 2020 applicabile in tutti gli Stati appartenenti all’Unione Europea).

Il risultato? Tanta incertezza e confusione.

Dunque, proprio per sciogliere eventuali, leciti dubbi e chiarire con precisione le date entro le quali bisognerà sottoporre a revisione obbligatoria le automobili e le altre categorie di veicoli, il 24 novembre 2020, è stata emanata dal Ministero dell’Interno una circolare indirizzata alle forze di Polizia e ai Prefetti.

Ecco quanto stabilito:

  • secondo la suddetta proroga europea, solo i veicoli appartenenti alle categorie M, N, O3, O4, T5 e con revisione scaduta nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2020 e il 31 agosto 2020 possono circolare nel territorio comunitario fino ai 7 mesi successivi alla scadenza originaria;
  • i veicoli (di ogni categoria) la cui revisione è scaduta nel periodo compreso tra il 1° agosto 2020 ed il 30 settembre 2020, possono circolare fino al 31 dicembre 2020;
  • i veicoli (di ogni categoria) con revisione in scadenza nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2020 e il 31 dicembre 2020 potranno circolare fino al 28 febbraio 2021.

La revisione deve essere effettuata entro la fine del mese corrispondente a quello in cui è stata effettuata l’ultima revisione o il veicolo è stato immatricolato.

Per concludere, infine, è bene evidenziare nuovamente che nonostante le date fissate cambino in base al mese di scadenza iniziale, ciò alleggerirà solo di poco la mole di lavoro dei Centri di Revisione. Forse allora è il momento più adatto per aprirne uno: scopri i requisiti necessari.

Centro di Revisioni: 3 requisiti indispensabili per aprirne uno

revisioni auto

Aprire un nuovo Centro di Revisioni è sicuramente un’astuta mossa imprenditoriale, poiché vuol dire investire in un settore la cui domanda nel mercato odierno è piuttosto alta. Difatti non vi sono ancora, soprattutto fuori città, abbastanza Centri dedicati esclusivamente alle revisioni, e molti automobilisti spesso si ritrovano con la revisione scaduta per giorni per non esser riusciti a farla in tempo.

Vediamo allora quali sono i 3 requisiti indispensabili da tenere in considerazione prima di alzare la saracinesca di un nuovo Centro di Revisioni.

1. Essere consapevoli dei costi

Come ogni attività che nasce, anche aprire un Centro di Revisioni comporta dei costi e bisogna ammettere che in questo caso essi non sono affatto indifferenti. Le spese maggiori, in particolare, riguardano:

  • l’acquisto dei macchinari omologati;
  • l’affitto/acquisto di un locale, e il suo adeguamento strutturale;

Nel complesso si stima che l’esborso si aggira approssimativamente  attorno ai 50/60 mila euro.

2. Avere esperienza nel settore

Dato il costo dell’investimento è sempre bene non fare il passo più lungo della gamba. Evitare, dunque, di improvvisare per non rischiare di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Un centro di revisioni, infatti, è un’attività che, per avere successo, richiede non solo grande sacrificio e dedizione, ma anche tanta esperienza e conoscenza delle dinamiche del settore.

Inoltre, non guasta neppure avere un certo “fiuto strategico” sia per quanto riguarda la scelta della posizione del nuovo Centro di Revisioni sia per quanto concerne l’organizzazione dello spazio interno al locale (avere più spazio non vuol dire solo lavorare meglio ma darsi anche la possibilità di fare più clienti).  

3. Avere tutte le carte in regola

In ultimo non va assolutamente tralasciata la questione burocratica, il cui iter è piuttosto complesso. Per essere perfettamente in regola bisogna:

  • aprire una partita IVA all’Agenzia delle Entrate;
  • registrare la propria Impresa alla Camera di Commercio;
  • designare un Responsabile Tecnico, ovvero una figura che disponga delle certificazioni richieste dalle disposizioni territoriali per ricoprire quel ruolo all’interno dell’officina;
  • iscrivere il personale impiegato nel Centro di Revisioni alla Camera di Commercio sotto le seguenti categorie: meccanica motoristica, carrozzeria, elettrauto, gommista;
  • munirsi delle autorizzazioni necessarie verificando, attraverso il sito del Ministero dei trasporti e della navigazione, che tutto sia a norma (secondo quanto previsto dalla L.122/92 e smi, dell’art. 80 del CDS, e degli artt. 239-240 e 241 del DPR 495/1992).

Per concludere, si consiglia sempre di richiedere una consulenza specialistica in modo da effettuare ad esempio uno studio di fattibilità preliminare, valutare l’accesso a un finanziamento a fondo perduto, e così via.

Nuovo DPCM: come comportarsi all’interno di un veicolo

mascherina-auto

Con l’ultimo DPCM, quello del 18 ottobre 2020, l’attuale Governo Conte bis non ha aggiunto nulla di nuovo per quel che riguarda il settore automotive rispetto alle misure anti-contagio da Coronavirus approvate già ad Agosto e ribadite con il penultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Infatti, benché nel testo del provvedimento datato 13 ottobre 2020 non vengano espressamente menzionati i veicoli – ma si parla più in generale di «luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private» –, resta chiaramente in vigore l’obbligo di indossare la mascherina anche durante l’utilizzo dei propri mezzi privati, come auto o moto, quando gli occupanti non sono tutti conviventi (ossia quando non si tratta di persone che fanno parte del medesimo nucleo familiare o che condividono la stessa abitazione).

Di conseguenza, nelle moto e nelle auto omologate per due persone si può trasportare solo un convivente. Invece, nelle auto con la presenza di sedili posteriori ci si può spostare:

  • in due, se si ha una vettura a quattro posti (il guidatore nella parte anteriore più un passeggero che deve sedersi dietro);
  • in tre, se si ha una vettura a cinque posti (il guidatore nella parte anteriore più due passeggeri che devono sedersi entrambi dietro);
  • oppure in quattro, se si ha una vettura a sette posti (il guidatore nella parte anteriore più due passeggeri nella fila posteriore da tre posti e uno nella fila posteriore da due posti).

I passeggeri dunque non possono mai essere oltre due per ciascuna fila di posti e devono comunque accomodarsi facendo in modo di mantenere la massima distanza possibile.

Le stesse norme di comportamento valgono anche per i veicoli commerciali dove è sempre obbligatorio indossare la mascherina (coprendo bocca e naso) e disporsi in file separate per ottenere un adeguato distanziamento nel caso in cui ci si trovi a dover condividere con un collega uno spostamento in un mezzo consono (come negli autocarri che dispongono di un’unica fila a tre posti in cui basta lasciare libero il posto centrale). Ciò risulta impossibile ad esempio nei furgoni compatti a due posti, adoperabili solo dal conducente stesso.

È bene sottolineare di nuovo che, naturalmente, nel caso a bordo vi siano persone conviventi (siano esse familiari, congiunti o coinquilini), non vale nessuno dei limiti e degli obblighi appena osservati.

Si ricorda inoltre che sono esclusi dall’obbligo i bambini sotto i 6 anni e i soggetti con patologie e disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.

In conclusione, per chi dovesse violare le regole suddette sono previste le multe sottoscritte nel decreto-legge n.19 del 25 marzo 2020 sul mancato rispetto del distanziamento sociale elevate di un terzo perché la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo. Quindi le sanzioni nonvanno dai classici 400 ai 3.000 euro, bensì da 533 a 4.000 euro. Meglio non rischiare!

Bonus manutenzione e riparazione auto: una nuova proposta

manutenzione auto

Nell’articolo precedente si è ampliamente parlato dei fondi stanziati dal Governo Conte bis al fine di motivare l’acquisto di veicoli inseriti nella cosiddetta “fascia verde”. Tuttavia, nonostante tal incentivo, la gran parte degli italiani non può comunque permettersi di comperare un nuovo veicolo ecologico. È quanto sostenuto dall’Osservatorio Autopromotec, che quindi auspica l’arrivo di un nuovo bonus dedicato, coerentemente, alla manutenzione e alla riparazione delle auto.

Di cosa si tratta

La proposta fatta dagli operatori del settore e indirizzata alle Istituzioni consiste nell’inserire le spese di manutenzione e riparazione dell’autovettura ad uso privato tra quelle detraibili nella dichiarazione dei redditi 2022.

L’agevolazione, riconosciuta dallo Stato sul periodo d’imposta 2021, potrebbe essere una somma pari al 50% dell’esborso (ma non superiore ai 500 euro per ogni auto) che verrebbe concessa fino al limite delle risorse disponibili. Per ottenerla il cittadino dovrebbe presentare tutta la documentazione fiscalmente valida (fattura o ricevuta fiscale) e pagare la/le prestazione/i scaricabile/i con modalità tracciabili (POS, bonifico bancario, ecc.).

Tutti i pro

Un sostegno di questo genere avrebbe molteplici e utili finalità, quali:

  • aiutare molte famiglie che, vivendo in un periodo di forte crisi economica (a causa soprattutto del COVID-19), non hanno la possibilità di sostituire il proprio vecchio mezzo di trasporto, almeno ad averne cura;
  • migliorare la sicurezza stradale mantenendo efficienti i veicoli in circolazione;
  • dare ossigeno a centinaia di migliaia di lavoratori occupati nell’assistenza alle auto;
  • contenere le emissioni di CO2, nocive per l’ambiente;
  • limitare il fenomeno dell’evasione fiscale, che danneggia le numerose aziende regolari (ancora in netta maggioranza).

Si spera, dunque, che la risposta che giungerà dai vertici rispetto all’appello dell’Osservatorio Autopromotec sia positiva, riconoscendo all’iniziativa suddetta il suo valore non solo pratico ma anche politico dato che tocca tematiche care all’attuale esecutivo a partire dall’inclusività, passando per la green economy fino ad arrivare alla sicurezza e al controllo anti-frode.

Decreto Agosto: nuovi fondi per una mobilità sempre più green

Il Decreto Agosto, convertito in legge, sta per diventare operativo. Al suo interno sono presenti alcuni provvedimenti relativi al settore automotive, validi fino al 31 dicembre 2020 e atti a rinnovare i parchi auto motivando l’acquisto di veicoli inseriti nella cosiddetta “fascia verde”.

Lo stanziamento complessivo messo a budget dall’attuale Governo è pari a 500 milioni di euro, di cui:

  • 410 milioni di euro sono destinati al rifinanziamento degli incentivi – dato che i primi 50 milioni stanziati con il Decreto Rilancio sono terminati già durante i primi giorni di agosto – per l’acquisto di auto nuove a basse emissioni con rottamazione (di un veicolo con 10 o più anni dall’immatricolazione) o senza;
  • i restanti 90, invece, costituiscono un fondo destinato a finanziare i privati e le società che vorranno dotarsi di colonnine per ricaricare i propri veicoli elettrici.

Per quanto riguarda, poi,  il primo dei due punti appena visti, è stata fatta un’ulteriormente divisione in 4 fasce. A ognuna di esse spetta, in base al modello delle auto incentivabili, una differente somma del capitale erogato (rispettivamente 150 milioni per le prime due, 150 milioni per la terza e 100 milioni per la quarta). Vediamole allora più in dettaglio.

Prime due fasce (da 0 a 20 g/km di CO2 e da 21 a 60 g/km di CO2)

Con rottamazione si possono ricevere incentivi fino a 8.000 euro (6.000 euro senza rottamazione) per una BEV (battery electric vehicle) e fino a 6.500 euro (3.500 senza rottamazione) per una PHEV (plug in hybrid electric vehicle). Più 2.000 euro che chi vende è obbligato a riconoscere al compratore. Dunque per le auto che fanno parte di questa categoria di emissioni si può arrivare a un importante sconto di 10.000 euro.

Terza fascia (da 61 a 90 g/km di CO2)

Con rottamazione lo Stato mette a disposizione 1.750 euro, a cui vanno aggiunti 2.000 euro del venditore. In pratica, lo sconto sul prezzo chiavi in mano della vettura è di 3.750 euro, che diventasemplicemente 2.000 in assenza di un vecchio veicolo da rottamare.

Quarta fascia (da 91-110 g/km di CO2)

Rientrano in quest’ultima fascia iveicoli cosiddetti “tradizionali” poiché sono i più numerosi sul mercato (gli Euro 6 alimentati a diesel o benzina).

Lo sconto statale in tal casocala a 1.500 euro, mentre il contributo addizionale del concessionario resta invariato sul prezzo di 2.000 euro, arrivando, così,  a un totale di 3.500 euro con rottamazione.

Senza la rottamazione, invece, lo sconto complessivo è pari a 1.750 euro (750 euro offerti dallo Stato e soltanto 1.000 euro ceduti dal venditore).

Va sottolineato, in ogni caso, che esiste un tetto massimo di prezzo delle auto interessate da non superare per ottenere gli incentivi suddetti. Esso equivale a:

  • 50.000 euro (iva esclusa) per le elettriche e ibride plug in della prima e seconda fascia,
  • e 40.000 euro (sempre iva esclusa) per i modelli compresi nella terza e nella quarta fascia.

Infine, sono stati stanziati 5 milioni per agevolare anche chi decide di acquistare un veicolo usato omologato Euro 6 consegnando per la radiazione un’auto vecchia Euro 0 o Euro 1 o Euro 2 o Euro 3.  Si parla di uno sgravio che taglierebbe fino al 40-60% gli oneri fiscali sul passaggio di proprietà.

È evidente, insomma, l’impegno di questo Governo al fine di eliminare il più possibile dalla circolazione i veicoli maggiormente inquinanti. Una linea già evidenziata anche dall’ok rivolto al bonus mobilità.

D’altronde quella dell’ecosostenibilità – visti i tempi che corrono e l’evidenza sempre più inequivocabile dei danni dovuti al riscaldamento climatico – deve essere ormai considerata una scelta dettata dal buonsenso e non da uno specifico orientamento politico.

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