Responsabile Tecnico in un’attività di autoriparazione: i requisiti

requisiti

L’esercizio dell’attività di autoriparazione presuppone la designazione del responsabile tecnico.  

A seguito delle modifiche introdotte dall’art. 53 del D.lgs. n. 81/2015 all’art. 2549 del c.c. (vigenti dal 25/06/2015) il contratto di associazione in partecipazione non risulta più idoneo a costituire il rapporto di immedesimazione in quanto l’apporto dell’associato persona fisica non può consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro.

Dunque, il responsabile tecnico deve avere con l’impresa un rapporto d’immedesimazione: può essere il titolare stesso dell’attività, oppure un socio operante, un amministratore, un dipendente, un collaboratore familiare.

Ecco, secondo le norme attualmente vigenti,  i requisiti necessari per intraprendere questa carriera.

Requisiti personali

  • aver raggiunto la maggiore età;
  • essere cittadino italiano o di altro Stato membro della Comunità Europea o di uno Stato non appartenente alla Comunità Europea con cui sia operante la condizione di reciprocità.

Requisiti morali

  • non aver riportato condanne definitive per reati commessi nell’esecuzione degli interventi di sostituzione, modificazione e ripristino di veicoli a motore per i quali è prevista una pena detentiva;
  • non essere e non essere stato sottoposto a misure restrittive di sicurezza personale;
  • non essere e non essere stato sottoposto a misure di prevenzione di cui all’art. 67 del D.Lgs n. 159/2011 (Nuovo Codice Antimafia);
  • non essere e non essere stato interdetto o inabilitato o dichiarato fallito o non avere in corso procedimento per dichiarazione di fallimento;
  • non aver riportato condanne per delitti, anche colposi e non essere stato ammesso a godere dei benefici previsti dall’art. 444 del codice di procedura penale;
  • non essere sottoposto a procedimenti penali.

Il titolare di impresa individuale, tutti i soci di s.n.c., i soci accomandatari di s.a.s., i componenti del consiglio di amministrazione di società di capitali, cooperative e consorzi devono inoltre compilare l'”autocertificazione antimafia”  tramite la dichiarazione sostitutiva di certificazione di cui alla Legge n. 575/1965 presente sul modello Intercalare.

Requisiti professionali

  • Laurea in materia tecnica attinente l’attività (ad esempio Laurea in Fisica e Ingegneria chimica);
  • Diploma di scuola secondaria superiore in materia tecnica attinente l’attività (ad esempio Diploma di maturità  professionale Tecnico delle Industrie Meccaniche – Diploma professionale di qualifica Meccanico Riparatore Autoveicoli – Diploma di Perito Industriale Meccanico);
  • Titolo di studio a carattere tecnico professionale attinente all’attività diverso da laurea e  da diploma, congiuntamente a 1 anno di esercizio dell’attività di autoriparazione alle dipendenze di imprese operanti nel settore nell’arco degli ultimi 5 anni come operaio qualificato;
  • Prestazione lavorativa svolta alle dirette dipendenze di una impresa del settore, per un periodo non inferiore a 3 anni nell’arco degli ultimi 5 anni, in qualità di operaio qualificato.

La Camera di commercio provvede ad effettuare dei controlli a campione sulla veridicità delle dichiarazioni rese dagli interessati.

Centro di Revisioni: 3 requisiti indispensabili per aprirne uno

revisioni auto

Aprire un nuovo Centro di Revisioni è sicuramente un’astuta mossa imprenditoriale, poiché vuol dire investire in un settore la cui domanda nel mercato odierno è piuttosto alta. Difatti non vi sono ancora, soprattutto fuori città, abbastanza Centri dedicati esclusivamente alle revisioni, e molti automobilisti spesso si ritrovano con la revisione scaduta per giorni per non esser riusciti a farla in tempo.

Vediamo allora quali sono i 3 requisiti indispensabili da tenere in considerazione prima di alzare la saracinesca di un nuovo Centro di Revisioni.

1. Essere consapevoli dei costi

Come ogni attività che nasce, anche aprire un Centro di Revisioni comporta dei costi e bisogna ammettere che in questo caso essi non sono affatto indifferenti. Le spese maggiori, in particolare, riguardano:

  • l’acquisto dei macchinari omologati indispensabili (tra cui il PC Stazione e il PC Prenotazione, il banco prova freni con sistema di pesatura integrato, l’opacimetro, l’analizzatore di gas di scarico, il contagiri, il fonometro, il prova fari, il ponte sollevatore/la fossa d’ispezione, il sistema di riconoscimento targhe, la stazione barometrica, il banco prova giochi integrato sul ponte o in asse con la fossa d’ispezione)
  • l’affitto/acquisto di un locale (di almeno 120 mq), e il suo adeguamento strutturale.

Nel complesso si stima che l’esborso si aggira approssimativamente  attorno ai 50/60 mila euro.

2. Avere esperienza nel settore

Dato il costo dell’investimento è sempre bene non fare il passo più lungo della gamba. Evitare, dunque, di improvvisare per non rischiare di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Un centro di revisioni, infatti, è un’attività che, per avere successo, richiede non solo grande sacrificio e dedizione, ma anche tanta esperienza e conoscenza delle dinamiche del settore.

Inoltre, non guasta neppure avere un certo “fiuto strategico” sia per quanto riguarda la scelta della posizione del nuovo Centro di Revisioni sia per quanto concerne l’organizzazione dello spazio interno al locale (avere più spazio non vuol dire solo lavorare meglio ma darsi anche la possibilità di fare più clienti).  

3. Avere tutte le carte in regola

In ultimo non va assolutamente tralasciata la questione burocratica, il cui iter è piuttosto complesso. Per essere perfettamente in regola bisogna:

  • aprire una partita IVA all’Agenzia delle Entrate;
  • registrare la propria Impresa alla Camera di Commercio;
  • designare un Responsabile Tecnico, ovvero una figura che disponga delle certificazioni richieste dalle disposizioni territoriali per ricoprire quel ruolo all’interno dell’officina;
  • essere in possesso, presso la Camera di Commercio, delle 4 categorie di meccanica motoristica, carrozzeria, elettrauto, gommista;
  • munirsi delle autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione provinciale di competenza, compilando un apposito modulo con allegati i documenti necessari e verificando, attraverso il sito del Ministero dei trasporti e della navigazione, che tutto sia a norma (secondo quanto previsto ad esempio dalla L.122/92 e smi, dell’art. 80 del CDS, e degli artt. 239-240 e 241 del DPR 495/1992).

Per concludere, si consiglia sempre di richiedere una consulenza specialistica in modo da effettuare ad esempio uno studio di fattibilità preliminare, valutare l’accesso a un finanziamento a fondo perduto, e così via.

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