Settore Automotive nel pieno di una rivoluzione ecologica

mobilitàelettrica

Il 2020 sta per volgere al termine e come ogni fine anno che si rispetti non possono mancare i buoni propositi per un futuro migliore, anche nel settore automotive!

Una nuova proposta..

Tra essi è possibile annoverare uno degli “ultimi” ordini del giorno (presentato e approvato alla Camera) con il quale l’attuale Governo Conte-bis si è impegnato a valutare l’opportunità di vietare, a partire dal 2035, la “commercializzazione di nuovi autoveicoli di categoria M1 con emissioni di CO2 superiori a 50 g/km”, ossia di vetture con propulsori benzina, diesel e a gas.

In caso di effettiva applicazione, si tratterebbe di una vera e propria svolta a favore esclusivo delle auto elettriche e ibride plug-in – le cui vendite tra l’altro si son rivelate già ampiamente in crescita nel mercato nazionale e internazionale (tendenza 2020 positiva).  

Una proposta ambiziosa, certo, ma assolutamente fattibile se si tiene conto del fatto che – come ricorda Chiazzese, deputato del M5S e primo firmatario del documento –, i Governi di molti Paesi europei (come per esempio Francia, Norvegia, Germania, Olanda, Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito) stanno abbracciando l’idea della mobilità elettrica quale unica strada da seguire in futuro e per questo hanno definito date limite per porre fine alla commercializzazione di nuovi veicoli di categoria M1 a benzina e diesel”.

..ma non l’unica

E seppur questa iniziativa non basterebbe da sola a ridurre significativamente le emissioni mondiali di gas serra, sarebbe comunque un importante tassello extra (in aggiunta ad esempio agli ecoincentivi del Decreto Agosto e alla diffusione autostradale delle colonnine da ricarica per auto elettriche prevista nel DL Rilancio):

  • sia per superare gli obiettivi già fissati dall’Italia nel dicembre 2019 all’interno del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima), che prevede entro il 2030 “una diffusione complessiva di quasi 6 milioni di veicoli ad alimentazione elettrica al 2030 di cui circa 4 milioni di veicoli elettrici puri”;
  • sia per adeguare sempre più il nostro Paese agli obiettivi a lungo termine dell’UE secondo cui bisogna giungere a una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, come prevede l’accordo mondiale di Parigi sul clima del 2015, e una più severa “transizione verso quota zero emissioni nette entro il 2050”, come prevede la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2018.

Nuovo DPCM: come comportarsi all’interno di un veicolo

mascherina-auto

Con l’ultimo DPCM, quello del 18 ottobre 2020, l’attuale Governo Conte bis non ha aggiunto nulla di nuovo per quel che riguarda il settore automotive rispetto alle misure anti-contagio da Coronavirus approvate già ad Agosto e ribadite con il penultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Infatti, benché nel testo del provvedimento datato 13 ottobre 2020 non vengano espressamente menzionati i veicoli – ma si parla più in generale di «luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private» –, resta chiaramente in vigore l’obbligo di indossare la mascherina anche durante l’utilizzo dei propri mezzi privati, come auto o moto, quando gli occupanti non sono tutti conviventi (ossia quando non si tratta di persone che fanno parte del medesimo nucleo familiare o che condividono la stessa abitazione).

Di conseguenza, nelle moto e nelle auto omologate per due persone si può trasportare solo un convivente. Invece, nelle auto con la presenza di sedili posteriori ci si può spostare:

  • in due, se si ha una vettura a quattro posti (il guidatore nella parte anteriore più un passeggero che deve sedersi dietro);
  • in tre, se si ha una vettura a cinque posti (il guidatore nella parte anteriore più due passeggeri che devono sedersi entrambi dietro);
  • oppure in quattro, se si ha una vettura a sette posti (il guidatore nella parte anteriore più due passeggeri nella fila posteriore da tre posti e uno nella fila posteriore da due posti).

I passeggeri dunque non possono mai essere oltre due per ciascuna fila di posti e devono comunque accomodarsi facendo in modo di mantenere la massima distanza possibile.

Le stesse norme di comportamento valgono anche per i veicoli commerciali dove è sempre obbligatorio indossare la mascherina (coprendo bocca e naso) e disporsi in file separate per ottenere un adeguato distanziamento nel caso in cui ci si trovi a dover condividere con un collega uno spostamento in un mezzo consono (come negli autocarri che dispongono di un’unica fila a tre posti in cui basta lasciare libero il posto centrale). Ciò risulta impossibile ad esempio nei furgoni compatti a due posti, adoperabili solo dal conducente stesso.

È bene sottolineare di nuovo che, naturalmente, nel caso a bordo vi siano persone conviventi (siano esse familiari, congiunti o coinquilini), non vale nessuno dei limiti e degli obblighi appena osservati.

Si ricorda inoltre che sono esclusi dall’obbligo i bambini sotto i 6 anni e i soggetti con patologie e disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.

In conclusione, per chi dovesse violare le regole suddette sono previste le multe sottoscritte nel decreto-legge n.19 del 25 marzo 2020 sul mancato rispetto del distanziamento sociale elevate di un terzo perché la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo. Quindi le sanzioni nonvanno dai classici 400 ai 3.000 euro, bensì da 533 a 4.000 euro. Meglio non rischiare!

Bonus manutenzione e riparazione auto: una nuova proposta

manutenzione auto

Nell’articolo precedente si è ampliamente parlato dei fondi stanziati dal Governo Conte bis al fine di motivare l’acquisto di veicoli inseriti nella cosiddetta “fascia verde”. Tuttavia, nonostante tal incentivo, la gran parte degli italiani non può comunque permettersi di comperare un nuovo veicolo ecologico. È quanto sostenuto dall’Osservatorio Autopromotec, che quindi auspica l’arrivo di un nuovo bonus dedicato, coerentemente, alla manutenzione e alla riparazione delle auto.

Di cosa si tratta

La proposta fatta dagli operatori del settore e indirizzata alle Istituzioni consiste nell’inserire le spese di manutenzione e riparazione dell’autovettura ad uso privato tra quelle detraibili nella dichiarazione dei redditi 2022.

L’agevolazione, riconosciuta dallo Stato sul periodo d’imposta 2021, potrebbe essere una somma pari al 50% dell’esborso (ma non superiore ai 500 euro per ogni auto) che verrebbe concessa fino al limite delle risorse disponibili. Per ottenerla il cittadino dovrebbe presentare tutta la documentazione fiscalmente valida (fattura o ricevuta fiscale) e pagare la/le prestazione/i scaricabile/i con modalità tracciabili (POS, bonifico bancario, ecc.).

Tutti i pro

Un sostegno di questo genere avrebbe molteplici e utili finalità, quali:

  • aiutare molte famiglie che, vivendo in un periodo di forte crisi economica (a causa soprattutto del COVID-19), non hanno la possibilità di sostituire il proprio vecchio mezzo di trasporto, almeno ad averne cura;
  • migliorare la sicurezza stradale mantenendo efficienti i veicoli in circolazione;
  • dare ossigeno a centinaia di migliaia di lavoratori occupati nell’assistenza alle auto;
  • contenere le emissioni di CO2, nocive per l’ambiente;
  • limitare il fenomeno dell’evasione fiscale, che danneggia le numerose aziende regolari (ancora in netta maggioranza).

Si spera, dunque, che la risposta che giungerà dai vertici rispetto all’appello dell’Osservatorio Autopromotec sia positiva, riconoscendo all’iniziativa suddetta il suo valore non solo pratico ma anche politico dato che tocca tematiche care all’attuale esecutivo a partire dall’inclusività, passando per la green economy fino ad arrivare alla sicurezza e al controllo anti-frode.

Decreto Agosto: nuovi fondi per una mobilità sempre più green

Il Decreto Agosto, convertito in legge, sta per diventare operativo. Al suo interno sono presenti alcuni provvedimenti relativi al settore automotive, validi fino al 31 dicembre 2020 e atti a rinnovare i parchi auto motivando l’acquisto di veicoli inseriti nella cosiddetta “fascia verde”.

Lo stanziamento complessivo messo a budget dall’attuale Governo è pari a 500 milioni di euro, di cui:

  • 410 milioni di euro sono destinati al rifinanziamento degli incentivi – dato che i primi 50 milioni stanziati con il Decreto Rilancio sono terminati già durante i primi giorni di agosto – per l’acquisto di auto nuove a basse emissioni con rottamazione (di un veicolo con 10 o più anni dall’immatricolazione) o senza;
  • i restanti 90, invece, costituiscono un fondo destinato a finanziare i privati e le società che vorranno dotarsi di colonnine per ricaricare i propri veicoli elettrici.

Per quanto riguarda, poi,  il primo dei due punti appena visti, è stata fatta un’ulteriormente divisione in 4 fasce. A ognuna di esse spetta, in base al modello delle auto incentivabili, una differente somma del capitale erogato (rispettivamente 150 milioni per le prime due, 150 milioni per la terza e 100 milioni per la quarta). Vediamole allora più in dettaglio.

Prime due fasce (da 0 a 20 g/km di CO2 e da 21 a 60 g/km di CO2)

Con rottamazione si possono ricevere incentivi fino a 8.000 euro (6.000 euro senza rottamazione) per una BEV (battery electric vehicle) e fino a 6.500 euro (3.500 senza rottamazione) per una PHEV (plug in hybrid electric vehicle). Più 2.000 euro che chi vende è obbligato a riconoscere al compratore. Dunque per le auto che fanno parte di questa categoria di emissioni si può arrivare a un importante sconto di 10.000 euro.

Terza fascia (da 61 a 90 g/km di CO2)

Con rottamazione lo Stato mette a disposizione 1.750 euro, a cui vanno aggiunti 2.000 euro del venditore. In pratica, lo sconto sul prezzo chiavi in mano della vettura è di 3.750 euro, che diventasemplicemente 2.000 in assenza di un vecchio veicolo da rottamare.

Quarta fascia (da 91-110 g/km di CO2)

Rientrano in quest’ultima fascia iveicoli cosiddetti “tradizionali” poiché sono i più numerosi sul mercato (gli Euro 6 alimentati a diesel o benzina).

Lo sconto statale in tal casocala a 1.500 euro, mentre il contributo addizionale del concessionario resta invariato sul prezzo di 2.000 euro, arrivando, così,  a un totale di 3.500 euro con rottamazione.

Senza la rottamazione, invece, lo sconto complessivo è pari a 1.750 euro (750 euro offerti dallo Stato e soltanto 1.000 euro ceduti dal venditore).

Va sottolineato, in ogni caso, che esiste un tetto massimo di prezzo delle auto interessate da non superare per ottenere gli incentivi suddetti. Esso equivale a:

  • 50.000 euro (iva esclusa) per le elettriche e ibride plug in della prima e seconda fascia,
  • e 40.000 euro (sempre iva esclusa) per i modelli compresi nella terza e nella quarta fascia.

Infine, sono stati stanziati 5 milioni per agevolare anche chi decide di acquistare un veicolo usato omologato Euro 6 consegnando per la radiazione un’auto vecchia Euro 0 o Euro 1 o Euro 2 o Euro 3.  Si parla di uno sgravio che taglierebbe fino al 40-60% gli oneri fiscali sul passaggio di proprietà.

È evidente, insomma, l’impegno di questo Governo al fine di eliminare il più possibile dalla circolazione i veicoli maggiormente inquinanti. Una linea già evidenziata anche dall’ok rivolto al bonus mobilità.

D’altronde quella dell’ecosostenibilità – visti i tempi che corrono e l’evidenza sempre più inequivocabile dei danni dovuti al riscaldamento climatico – deve essere ormai considerata una scelta dettata dal buonsenso e non da uno specifico orientamento politico.

Sanificazione auto fai da te: come si effettua e quanto costa

sanificazione auto

La sanificazione di un’auto andrebbe svolta periodicamente sia per evitare, in generale, allergie e problemi respiratori, sia per non rischiare, soprattutto in questo periodo, di entrare in contatto con superfici potenzialmente contaminate dal Covid-19.

Tal operazione si può svolgere in autonomia, però richiede una certa cura, le giuste tecniche e prodotti ad hoc – a seconda del tipo di materiale con cui gli interni del veicolo sono rivestiti (tessuto, pelle, velluto o alcantara) – onde evitare di peggiorare la situazione facendo danni, in alcuni casi anche irreversibili.

Vediamo allora passo per passo come svolgere correttamente una sanificazione auto fai da te.

1. Acquistare i prodotti giusti

Innanzitutto per igienizzare il proprio mezzo bisogna recarsi nei negozi di casalinghi o di accessori auto e comperare prodotti di qualità, adatti alle proprie esigenze.

Nel caso in cui non si conoscano bene le caratteristiche dei diversi tessuti, per evitare di rovinarli è vivamente consigliato di leggere attentamente le indicazioni che si trovano sulle etichette degli articoli o, ancora meglio, chiedere al personale qualificato.

In generale, si avrà sicuramente bisogno di:

  • un panno (10-15 euro circa);
  • un lucida cruscotti e un protettivo cruscotti (5-25 euro circa);
  • una spazzola (5-25 euro circa);
  • un emolliente, se sono presenti macchie per pretrattarle, ammorbidirle e facilitare così la loro rimozione (10 euro circa);
  • un detergente per tessuti, per pulire le superfici tessili e in alcantara (come sedili, pannelli, portiere, tappetini, moquettes) senza lasciare aloni (10-20 euro circa);
  • un rinnova pelle, nel caso in cui sono presenti rivestimenti, appunto, in pelle (10-35 euro circa);
  • una schiuma igienizzante per l’impianto dell’aria condizionata (10-20 euro circa).

Si tratta di prodotti che, oltre a lasciare nell’aria una piacevole fragranza, non solo migliorano l’aspetto estetico delle componenti trattate, nutrendole e rinnovandone il colore, ma agiscono in profondità proteggendo, tramite un effetto barriera, le superfici dall’invecchiamento ed eliminando sporco, germi e batteri, per un’igienizzazione completa.

2. Passare l’aspirapolvere

Si tratta di un passaggio preliminare fondamentale poiché passando l’aspirapolvere si andranno a rimuovere dalla vettura tutti i residui, organici e non, che altrimenti ostacolerebbero la fase successiva.

3. Pulire tutto

La procedura di per sé non è difficile, ma è importante arrivare in ogni angolo. Solo qualche piccolo accorgimento:

  • quando si utilizza la spazzola, fare attenzione a non bagnarla troppo al punto da risultare gocciolante (bisogna evitare che i materiali assorbano troppa acqua);
  • procedere nella pulizia con movimenti circolari;
  • se gli interni dell’auto sono in pelle, prima di lavarli accendere il riscaldamento: reagendo al calore, infatti, la pelle risulta più facile da trattare e pulire.

Una volta risciacquati delicatamente le superfici dai prodotti utilizzati, tamponarle con un asciugamano, quindi abbassare i finestrini o aprire le portiere dell’auto e lasciare ventilare.

4. Igienizzare l’impianto dell’aria condizionata

In ultimo, e non di certo per importanza, occorre sanificare anche l’impianto di condizionamento dell’aria. Va sottolineato infatti che è proprio nelle bocchette del climatizzatore che si annidano maggiormente  acari, muffe e batteri.

Per pulire i filtri dell’aria condizionata basterà sfilarli dall’apposita scatola, spruzzare la schiuma igienizzante nei condotti di aspirazione della ventola, sciacquarli, riinserirli, richiudere l’alloggio e far asciugare bene lasciando il condizionatore acceso per una decina di minuti alla massima potenza.

Seguendo tutte le indicazioni suddette, ci si ritroverà a guidare in un ambiente più accogliente e salutare, con una spesa complessiva decisamente accessibile (soprattutto se si tiene conto del fatto che tutti i prodotti comperati sono in quantità sufficiente da poter essere utilizzati più volte).

In alternativa alla sanificazione auto fai da te comunque vi è sempre quella svolta da professionisti. Il risultato chiaramente sarà migliore (grazie soprattutto al lavaggio a secco e all’utilizzo dell’ozono) e occorrerà meno tempo per ottenerlo, dato che molte aziende hanno a disposizione spazi specifici dedicati all’asciugatura. D’altra parte però il costo sarà sicuramente maggiore (variabile dai 100 ai 200 euro in base alle dimensione e al grado di pulizia iniziale dell’auto).

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